Scegli un pezzo di Design per il tuo uovo

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Mancano pochi giorni a Pasqua e – un po’ come a Natale – i bambini (ma, ammettiamolo, anche i più grandi) aspettano le uova e, ovviamente, la sorpresa. Che l’uovo sia di plastica (a quanto pare vada bene anche una casetta) o di cioccolato, il primo impulso sarà distruggerlo e vedere cosa nasconde (oppure usare la carta delle uova per fare delle ali da farfalla…ma questo è un mio ricordo d’infanzia…).
Ormai le marche più svariate hanno acquisito i diritti per farvi trovare gadget di principesse Disney, Hello Kitty, Super Eroi, Spongebob, Pokemon… e tra tutti forse solo la Kinder mantiene la qualità del cioccolato abbastanza decente.
Per i più grandi, nelle uova più costose, troviamo gioiellini placcati d’oro e d’argento, fermacravatte,  portachiavi… YUPPIII! Una sola volta mi è capitato l’uovo Lindt con la sorpresa Alessi, ma – a conti i fatti – era anch’esso un ciondolino, che di design…bhè, aveva solo il nome.

Quello che ho sempre voluto, ma non mi si è mai presentata occasione, è di confezionare personalmente l’uovo e deciderne la sorpresa. E’ come impacchettare un regalo, solo che la carta è il cioccolato.

Quindi, se avete fratellini, sorelline, figli o nipoti, scegliete il gioco giusto da mettere nel vostro personalissimo uovo di Pasqua.

Quando facevo ricerca per la tesi (che ho citato nel mio precedente post) mi sono imbattuta nel lavoro di due grandi Designer Italiani: Enzo Mari e Bruno Munari. I loro giochi sono a dir poco geniali sotto molti aspetti sopratutto perchè semplici, considerando poi l’epoca nella quale sono stati ideati (1950-1960).
Questi giochi li credevo fuori produzione, o acquistabili soltanto in ricercatissimi store online a prezzi da collezionisti… E invece, con mio stupore e felicità, li ho trovati per la prima volta al La Città del Sole, luogo che non avevo mai considerato prima di avere una nipotina.

Ma di che giochi stiamo parlando?

zizi e romeo

Munari, già ideatore della Scimmietta Zizì e del Gatto Meo Romeo (pupazzi di gommapiuma con un’anima di fil di ferro, che possono assumere le posture più disparate e bizzarre), crea con pochi semplici elementi il Gioco Visivo. Esso consiste in una serie di immagini componibili e scomponibili – trasformabili a piacere, nella struttura interna e nel colore – appartenenti a 3 gruppi:  figure trasparenti (una casa, una mela, una farfalla, una macchina, la luna, una stella, un pesce, ecc.), componenti strutturali (realizzate nei colori rosso, giallo, verde, blu), strutture (righe, puntini, macchie di diverso tipo e dimensioni) e schermi bianchi o neri per annullare le immagini. L’affascinante gioco progettato da Munari è “creato per bambini dai 3 ai 10 anni, capace di stimolare la loro creatività.. L’educazione visiva rappresenta una componente determinante del processo di formazione del pensiero e quindi della costruzione della logica”.
Gioco Visivo Più e Meno, un’evoluzione del Gioco Visivo, si compone di fogli trasparenti, ciascuno dei quali riporta una figura: un albero, due alberi, un altro albero; quando si MUN_piuEmeno_05sovrappongono, gli elementi presenti su ciascun foglio compongono un’unica scena. Altri fogli contengono foglie, foglie grandi, ciuffi d’erba, erba alta. Un pipistrello, una grande nuvola nera, un volo di uccelli, il telaio di una finestra. Una roccia, il mare (che, se usato capovolta, diventa il cielo), una barca, una casa, un camioncino, un muretto e un ciclista…
Di fronte a questi foglietti, il bambino capisce subito che cosa si può fare senza aver bisogno di spiegazioni: dapprima farà composizioni logiche, poi si divertirà a comporre cose assurde, come un cagnolino che cammina sulle nuvole mentre piove e c’è il sole. Il gioco va alla velocità del pensiero, quello che conta è la possibilità combinatoria. La mente diventa elastica, il pensiero dinamico. L’individuo creativo.
munari_nebbia_milano_02Condivide lo stesso concetto la storia illustrata Nella nebbia di Milano: sopra ogni foglio è stampato un elemento del paesaggio, dieci pagine formano una fitta nebbia e l’albero nella nebbia di milanostampato nell’ultima pagina quasi non si vede. Voltando le pagine è come camminare nella nebbia perché diventano sempre più nitide le figure seguenti e si annebbiano quelle delle pagine voltate.

Mari invece si dedica a particolari giochi di “costruizione”, non tanto di oggetti, quanto della fantasia.
IPuzzle_16animali_Mari_Danese Sedici Animali sono ricavati da un unico pannello di legno e si incastrano perfettamente tra loro, conservando comunque la loro identità e riconoscibilità; gli animali possono essere messi in relazione tra loro con infinite possibilità combinatorie, in un gioco che si basa sui principi di sequenza, serie e  modularità.
Ne Il gioco delle Favole chi “gioca” stabilisce l’elemento narrativo di il gioco delle favolepartenza (per esempio, da un archetipo di animale) e, a partire da questa scelta iniziale, si utilizzano e combinano tutti gli elementi a propria disposizione per dar vita ad una storia. Il posto dei giochi, un foglio di cartone ondulato big_389574_6509_5278lungo tre metri è trasformato in una parete merlata “a difesa” di un posto dove giocare: dieci pannelli con forme e decorazioni diverse per liberare la fantasia, inventare storie e personaggi sempre nuovi. Una leggera fortificazione da innalzare in pochi istanti, in ogni luogo e ogni volta che si vuole, per creare una parentesi di immaginazione all’interno della vita di tutti i giorni.

Era il 1926 quando Walter Benjamin scriveva che “lambiccarsi il cervello per creare prodotti adatti ai  bambini è sciocco” perché il mondo stesso offre loro infinite occasioni di gioco. I bambini amano contemplare a lungo quelle attività nelle quali si interviene materialmente sulle cose e si sentono attratti da tutti i materiali di scarto, cui regalano una nuova vita reinventandone nuovi rapporti di reciprocità. Benjamin, come Munari, era convinto che i veri esperti di giochi e giocattoli, i maghi del gesto creativo, gli artisti che sperimentano senza paura, senza l’ossessione dell’obiettivo e del significato, fossero loro, i bambini.

All rights reserved Gabriella Orefice 2015

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