Building Toys: dal legno, al metallo, alla plastica

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Se cercate “giochi di costruzioni”, Wikipedia (che pare essere l’enciclopedia del nuovo millennio) recita:
Un gioco di costruzione è un gioco nel quale si realizza un modello di un oggetto montando dei pezzi generalmente di dimensioni standardizzate.
Una definizione molto giusta, peccato per il resto della pagina -scritta forse da qualcuno che aveva poco voglia di parlare dell’argomento-… Si fa menzione di giochi simili sin dall’antichità, ma con poche fonti per esserne davvero certi; eppure credo che i bambini, sin dalla preistoria, fossero portati a fare “costruzioni” con pezzi di legno e/o sassi che trovavono in giro. Il gioco di costruzioni ha le sue radici nei loro ‘paleogiochi’, come se fosse insito nell’ essere umano costruire “qualcosa” indipendentemente dal materiale e dalle forme che si hanno a disposizione.
La ricerca in campo di costruzioni, intese come giocattoli per bambini, non si è mai fermata, e si potrebbe quasi affermare che le costruzioni seguivano le tendenze dei modi di costruire delle grandi e nuove forme architettoniche che si andavano sviluppando.

“[…]I giuochi dell’infanzia non sono da riguardarsi come frivolezze, ma come cosa di molta importanza e di un profondo significato. Essi sono per così dire il germe di tutta la vita avvenire, perché tutto l’uomo si  svolge e quasi si rispecchia in essi, fino nelle più piccole disposizioni e nel più intimo dell’animo. Da essi dipendono le future relazioni del fanciullo in conformità alle sue speciali e naturali disposizioni.[…]”

froebel giftSono queste le basi alle quali fa capo la teoria di Friedrich Froebel per l’ideazione dei Gift, definito il Pedagogista del Romanticismo, universalmente noto per aver creato e messo in pratica il concetto di Kindergarten nella prima metà dell’800. I “Doni” sono forse i giocattoli più intricati mai concepiti al mondo, infatti appaiono ingannevolmente semplici, mentre invece rappresentano un approccio sofisticato per lo sviluppo del bambino.
Solidi in legno di acero che si dividono per forme e colori con possibilità di aggregazioni multiple non prestabilite. Esistono varie scatole (first gift, second gift, …, seventh gift) ognuna delle quali può essere aggiunta alla Gift 4 froebel froebel gift 1precedente per aumentare la quantità, le combinazioni e l’apprendimento a seconda delle fasce di età. L’aggregazione di forme varie è la prima espressione di costruzione di un bambino, come è stato per lo sviluppo del genere umano. L’importanza della verticalità, l’orizzontalità, la conoscenza delle forme, precedono i concetti di equilibrio e simmetria, così il bambino passa dalla costruzione del più semplice muro, a forme più complesse, arrivando all’invenzione di ogni struttura architettonica più articolata.froebel wright
La storia ci insegna che, nel medioevo, i giochi venivano utilizzati dagli adulti, per influenzare il destino e il ruolo sociale dei bambini. Il fatto che il famoso architetto Frank Lloyd Wright sia cresciuto con i “gift” è un ulteriore valorizzazione della tesi; questi giochi hanno  incoraggiato il senso di composizione tridimensionale fin dall’età più infantile: aveva solo 26 anni quando progettò Casa Winslow a Chicagoanchor blocks

La scarsa varietà di moduli presenti nei gift impediva però la realizzazione di forme architettoniche complesse. Per questo motivo  fratelli Richard inventarono gli “Ankor Blocks” in commercio dal 1880. Blocchi di compositi inorganici che simulavano la pietra, di colore rosso bianco e blu, disponibili in set formati da rettangoli, triangoli, archi e forme cilindriche , e in più un’ampia gamma di varianti per accrescere la collezione. Alcuni set, per esempio, quelli destinati alla produzione di ponti, aveva anche delle parti metalliche. Con gli insiemi regolati si producevano edifici mentre altre gamme davano vita a case e ponti.

Fu probabilmente ispirandosi alla Tour Eiffel, la celebre torre alta 324 metri, realizzata con travi di ferro forgiato assemblati con dadi e bulloni, che nacquero gli ancora oggi famosissimi componenti MECCANO.Meccano_Set_1
Tutto ha inizio nel 1889, a Liverpool, dove Frank Hornby (1863-1936), inventore e politico, cominciò a costruire giocattoli per i suoi bambini con pezzi ricavati da una lamina di metallo. La svolta arrivò praticando fori a passo regolare su ciascun componente: si potevano così unire con dadi e bulloni, rendendo relativamente semplice la costruzione di meccanismi complessi.
Il Meccano era più di un giocattolo: era uno strumento educativo e istruttivo dei principi meccanici fondamentali e spiegava in modo pratico il funzionamento delle leve e degli innesti. Hornby brevettò il suo sistema di montaggio fatto di dadi e bulloni e lo commercializzò per la prima volta con il nome di “Mechanics Made Easy”. Nel 1895, General Mills cede la società: lo sviluppo del sistema richiedeva nuove materie plastiche e stampi.
Oggi i set Meccano sono fabbricati in Francia e in Cina. Il Meccano è molto diverso dal giocattolo degli anni Trenta e degli anni Cinquanta: il mercato non è cambiato molto e i prodotti si rivolgono ancora ai più giovani, ma i giovanissimi appartengono a una cultura differente da quella degli anni d’oro e hanno genitori più attenti al problema della sicurezza dei giocattoli. Se il Meccano oggi si rivolge a una vasta clientela con un approccio di soddisfazione immediata del cliente, non sempre riesce a soddisfare i puristi del Meccano, ancora affezionati ai vecchi modelli e nostalgici dell’approccio più orientato all’educazione alla pratica della meccanica. Toy Building Blocks

Svolte radicali nei sistemi di costruzioni per bambini si ebbero con H.H. Fisher Page, scrittore e giornalista, che nel 1932 fondò la Kiddicraft, specializzata nella produzione di giocattoli in legno. Fu il progressivo rifiuto di questo materiale, considerato troppo tradizionale e antiquato, a dar via alla sperimentazione con le materie plastiche. Nel 1937, lancia sul mercato il primo kit in plastica, la Kiddicraft Toys Sensibile, predecessore dei mattoncini Lego. Nel 1939, Page chiede un brevetto per Toy Building Blocks, mattoni forati con 4 o 8 tacchetti sulla parte superiore. Uno di questi blocchi, trafugato da un fornitore britannico di macchine per iniezioni e stampaggio, viene consegnato ad una ditta danese, che copierà il progetto di Page per creare i celeberrimi LegFisher Pageo. Page non è mai stato a conoscenza di questo, lo dichiara la stessa figlia “mio padre non sapeva di Lego prima di morire”. Dopo una lunga battaglia legale Lego ha finalmente acquisito i diritti della Kiddiecraft nel 1981.

Nel 1916 in Danimarca, Ole Kirk Christiansen, un falegname, decise di ingrandire il suo laboratorio e ampliare i suoi progetti lavorativi. Per aiutarsi commercialmente in questa idea di espansione, pensò di riprodurre i suoi grandi progetti e le sue grandi costruzioni attraverso dei modellini in miniatura, costruiti interamente in legno. Dei prototipi che riproponevano nel loro piccolo il lavoro che il falegname avrebbe poi riprodotto su grande scala. L’idea piacque moltissimo a numerose persone, che richiedevano lego historyespressamente questi giocattoli per i loro figli: nel 1934, tale interesse fece mutare il nome dell’azienda in LEGO, che deriva dal danese leg godt, tradotto “gioca bene”. Tra i giocattoli maggiormente apprezzati c’erano dei piccoli e pratici mattoncini interamente costruiti in legno, che avevano la peculiarità di potersi incastrare tra loro. Nel 1942, Godfred Kirk entrò a lavorare nell’azienda del padre: egli s’impegnò da subito ad apportare migliorie al gioco basandosi sulla sola osservazione. Godfred, infatti, si era accorto che spesso i singoli mattoncini non aderivano perfettamente tra loro e ciò rendeva “non perfetto” il gioco: era necessario trovare un modo per risolvere l’inconveniente.
Nel Secondo Dopoguerra, avvennero i cambiamenti che LEGO-Patent--570x512apportarono le grosse modifiche: il padre acquistò una macchina industriale (fu la prima azienda in Danimarca ad adottare uno strumento così tecnologicamente avnzato), capace di iniettare plastica fusa all’interno di particolari stampi: correva l’anno 1947.
Nel 1955, ecco la produzione dei primi mattoncini di plastica, perfetti, con l’incastro che permetteva costruzioni resistenti e ferme. Entrarono in commercio ventotto diversi tipi di costruzioni e svariati modelli di macchinine, tutte ovviamente da costruire con diversi e colorati Lego. Inizialmente, il pubblico non dimostrò grande entusiasmo per questa versione in plastica: era ancora l’epoca dei giochi in legno o in latta, e la plastica, per quei tempi, era forse  troppo avveniristica.
kjeld-kirk-kristiansen-demonstrates-early-lego-town-plan-setNel 1967, apparve sul mercato Duplo, adatto ai bambini più piccoli, caratterizzato da pezzi più grossi e facilmente maneggevoli per le manine più inesperte dei piccoli costruttori.
Nel 1977, per il solo popolo degli adulti appassionati del settore, uscirono i Lego Tecnic: costruzioni più complesse e tecnicamente evolute. Nel 2000 Lego ricevette il premio come Miglior giocattolo del secolo, una bella soddisfazione per chi, da falegname, forse non avrebbe mai immaginato la strada e il lungo percorso che un semplice pezzettino di legno avrebbero potuto fare tra le mani di migliaia di bambini…e di adulti.
La storia ed il successo dei Lego hanno portato a parchi tematici in varie nazioni, dal nome di LEGOLAND: due centri si trovano a Disneyland Paris ed a Disney World, grandi negozi con esposizioni di statue di LEGO ed aree di gioco con bidoni di mattoncini; è inoltre prevista la vendita, con svariate serie di LEGO, comprese quelle etichettate nei cataloghi ufficiali come “non disponibili nei negozi”. Una delle caratteristiche dei negozi LEGO monomarca fu la creazione del sistema Pick-A-Brick (Scegli un mattoncino, dall’inglese), che permette ai clienti di acquistare grandi quantità di un preciso modello di mattoncino: i clienti riempiono contenitori o sacchetti di varie dimensioni, scegliendo i pezzi da una vasta scelta di forme e dimensioni.

Nonostante l’ammirevole caparbietà di Ole Kirk Christiansen nell’ aver creduto, nonostante le avversità, nel progetto, nonostante io stessa sia amante dei LEGO (tanto da investire risparmi nella serie Architecture), ogni volta non posso far a meno di pensare che l’idea non è stata sua, originale, e se non fosse stato per quel brevetto “passato sotto banco” tutto ciò non avrebbe mai avuto seguito.

All rights reserved Gabriella Orefice 2015

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