Marketing di un gioco: il grande mondo del Business VS il Giocattolo

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La progettazione di un gioco per bambini può essere affrontata in diversi modi: uno di questi è quello di progettare una produzione di giocattoli basandosi esclusivamente sulla possibilità di assorbimento del mercato, senza preoccuparsi se questi siano veramente utili alla crescita della personalità del bambino. In questo caso si produce ciò che il mercato chiede: bambole che piangono e fanno la pupù, che cambiano i vestiti, che vanno al party con la macchina all’ultima moda… Oppure giocattoli da guerra per sterminare i cattivi, o di fantascienza, per uccidere gli alieni. Sono cose che piacciono, sono piaciute in passato e piaceranno sempre -io a 30 anni colleziono statuine inutili dei personaggi di cartoni animati e videogiochi…-

Un altro modo di progettare è invece quello di considerare di produrre qualcosa che sia utile alla crescita individuale, divertente, senza naturalmente dimenticare un giusto profitto per l’impresa.
Una progettazione di questo tipo ha bisogno della collaborazione di esperti in psicologia, pedagogia, didattica e anche dei processi industriali per la produzione per trovare il materiale più adatto, la tecnologia più giusta, per giungere a un prodotto finito che dia il massimo risultato al minimo costo.

Ed è per questo che oggi l’articolo tratterà di argomenti che per me, ad un primo approccio (ma diciamolo, anche a quelli successivi), sono stati davvero difficili da capire non avendo studiato Economia, ma di cui mi rendo conto essere concetti fondamentali per qualsiasi produzione.
Avvicinarsi a questa materia con i suoi paroloni, concetti, assunti, definizioni sembrava davvero complicato, quindi ora cerco di farvela facile, come ho tentato di farla facila a me stessa.

Qualunque sia la nobile causa che ci spinge a creare un nuovo prodotto, questo avrà sempre a che fare col mondo del mercato e dei soldi. Non importa quanto sia all’avanguardia, se esso risponde a dei bisogni ed è utile, il nostro prodotto è solo UNO dei nove aspetti che ci riguardano da ora in avanti e dovrà vedersela con un po’ di rogne: PersonalCanvasil mercato (Market Plan) e i suoi rivali (Competitors), il modello di business (Business Model Cavans), lo SWOT (StrengthsWeaknessesOpportunitiesThreats), la sperimentazione (testing con succesive modifiche) e infine il piano di business vero e proprio (Business Plan) che presuppone gli introiti a lungo termine (ma di cui noi non parleremo… o almeno non ancora, si spera).

La tua idea deve avere caratteristiche ben precise che rispondono alla domanda “come ti rendi utile?” ovvero che tipo di valore stai offrendo? quali sono le sfere umane che soddisfi? che benifici porti?
Domande da porsi continuamente mentre si studia il mercato competitivo che ci è intorno, quello che determinerà il tuo valore aggiuntivo rispetto agli altri.
Ma prima della tua idea ci sei tu : chi sei? cosa hai? che capacità hai che possono essere di supporto al lavoro che stai per intraprendere? che risorse?
SWOT
Appariranno come due punti molto semplici, ma da qui si sviluppa tutto il necessario per far si che la riuscita del progetto funzioni e che possibli svantaggi e rischi siano poi facilmente risolvibili o evitati (analisi SWOT).
Dopo te e la tua idea ci sono le persone a cui porti
il tuo “valore” ovvero i clienti e come decidi di interagire con loro e sopratutto che canali usarei per raggiungerli. Devi decidere che tipo di relazione vuoi istaurare e come vuoi essere raggiunto. Il tutto funzionerà solo se avrai delle attività e degli aiuti a supporto che svilupperanno al meglio l’idea e tutto quello che ne deriva (costruire, informare, amministrare, sponsorizzare…).
Si arriva alle tasche e all’orologio: i costi.
Non parliamo ovviamente solo dei costi di materiali e attrezzature; il lavoro porta via tempo ed energie con possibili (e assicurati) momenti di nervosismo e stress, dovendo rinunciare alle sfere personali e sociali. Questo è l’investimento che si fa, spesso a discapito, ovviamente di altri piaceri.
Quindi solo in seguito aver stilato questi 8 punti alla fine si arriva al ricavato: per cosa e quanto i tuoi clienti sono disposti a pagare? E il beneficio che ne trai, oltre ad essere monetario, sarà anche professionale?
business model drawingOltre aver risposto a tutte queste domande, mi sono resa conto di quanto nel mio caso specifico Clienti e Relazioni siano fondamentali per arrivare poi ai Benefici. Inizialmente pensavo solo di dover creare il gioco e trovare chi lo producesse e vendesse, opzione possibile per “lavarsene le mani” con basse aspettative, ma non è così facile e per arrivare ai “piani alti” bisogna cominciare ad entrare in contatto con tutte le realtà in prima persona.
Fare quindi una lista di tutti i punti di forza e debolezze con continue soluzioni e implementazioni arricchisce anche il Business Model che andrà a dividersi poi nelle azioni base e quelle poi in larga scala.

Per farvi un esempio pratico di gioco da costruzione con un asset strategico potentissimo, ovviamente, non posso che portarvi all’attanzione il marketing LEGO degli ultimi decenni. LEGOHQ2Per gli appassionati non è nulla di nuovo, ma mette in luce le riflessioni aziendali di un brand così importante.
La storia ci insegna che nonostante l’idea LEGO fosse forte, il mercato sfornava continui competitors nel campo delle costruzioni e per rispondere a questo “attacco” LEGO ha cominciato ad acquistare le licenze per commercializzare kit basati su film famosi come Guerre Stellari, Indiana Jones, Batman… Gli appassionati e collezionisti  incuranti del numero dei prezzi (e pezzi) hanno incentivato la produzione (si pensi al Millenium Falcon da oltre 5000 mattoncini, ed evito di dirvi il prezzo se volete pensare prima al vostro mutuo… settjfkemilajfkjfkdolljfkjfkari)

Se fai mattoncini colorati assemblabili, una delle fasi più critiche del tuo lavoro è quella di progettare nuovi prodotti che siano al tempo stesso belli, stimolanti e con potenziale commerciale. Con l’utilizzo sempre maggiore di internet e delle community, questa difficoltà, Lego l’ha ribaltata in un’opportunità geniale dapprima nel 2008 con LEGO CUUSOO (attuale LEGO Ideas) e poi Design byMe ovvero la LEGO Factory.lego business

Lego Ideas è una piattaforma che permette a chiunque di presentare un’idea per un prodotto Lego, di esser votati da tutti gli altri appassionati dei mattoncini danesi e, se selezionati, di vedere non solo la propria idea prodotta e distribuita commercialmente ma anche ricevere l’1% del ricavato dalle vendite.

lego factori lddCon LEGO Factory e il software LDD ( LEGO Digital Designer) si fa decisamente il passo decisivo. Gli acquirenti  diventano i progettisti stessi e partner strategici. Si dà loro in mano lo strumento che dà la possibilità di creare il valore, commercializzarlo e venderlo esattamente a proprio piacimento, con la quantità di blocchetti che si vuole, direttamente a casa propria, con packaging e istruzioni incluse. Potrebbero sembrare una nicchia specifica, ma tuttaltro, aumenta la vendita delle singole unità aiutando la costruzione ideata dal cliente stesso. Si crea cosi una “coda” di prodotti espandendo il mercato a segmenti che prima non avrebbero raggiunto. In questo modo l’azienda riesce ad attingere a risorse inestimabili, per quantità e qualità, riducendo i costi ma soprattutto coinvolgendo strettamente il proprio target, perché, proprio come nel caso di Lego, l’azienda diventa uno spazio in cui poter dare sfogo e vedere valorizzata la propria creatività.

Ovviamente non prendete per oro colato tutto lo sproloquio soprastante, ho studiato poca economia durante gli esami di architettura e in questi mesi ho letto da autodidatta articoli sulla materia facendo valutazioni con il mio collega del MIP, Antonio Iovine, appena laurato in Economia.
E’ una spiegazione sommaria per i niubbi come me, ma se interessati alla materia vi consiglio di fare un giro qui oppure qui  per il Business Model, mentre quest’ altro link vi fa una bella descrizione nello specifico del Business Plan, ma per farla breve potete leggervi anche questo altro articolo.

All rights reserved Gabriella Orefice 2015

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