Prototype testing: parte 1

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Bentrovati. E’ passata ormai una settimana dall’ultimo post. Nel frattempo ho concluso lo stage a Barcellona e sono tornata in Italia per definire gli ultimi ritocchi e organizzare la mostra dei progetti del MIP2 che si terrà il 23 giugno 2015 a Milano. Tutte le idee sono state sviluppate e portate a compimento, non solo in campo di design ma anche in altri ambiti creativi di arti visive, teatro, cinematografia, musica… Prossimamente, se siete da queste parti e volete farvi un giro, vi aggiornerò sul luogo e l’orario.

Intanto torniamo a noi. Come vi avevo preannunciato ho testato il mio gioco di architettura in alcune scuole nei pressi di Barcellona. Questa fase è stata molto importante e decisiva per apportare poi dei cambiamenti alla struttura stessa del kit e ad alcuni disegni. Tramite queste prove ho potuto capire i bambini come si relazionano al gioco, come lo usano, quali sono le difficoltà che riscontrano, ma sopratutto se si divertono.bb
 Inizialmente consideravo che il gioco potesse essere usato anche da bambini di 4 e 5 anni, ma ho notato che si annoiano subito, vedono i prospetti-ombra come una regola da seguire, un’imposizione, mentre preferiscono usare i blocchetti colorati a proprio piacimento.
Dai 6 anni in su invece i colori hanno meno importanza (anche se decisamente invogliano l’avvicinamento al gioco) e, a secondo dell’approccio che ha
l’adulto verso il bambino nel mostrargli come funziona il gioco, questi risultano piu o meno interessati.
Dagli 8 ai 10 anni invece è decisamente un successo. La scatola colorata con tanti blocchetti da usare, i disegni, le regole, risultano una sfida che li sprona al gioco, a capire e a voler provare disegni sempre più difficili. Pare che piaccia indistintamente sia la parte di costruzione secondo le ombre, che la parte di realizzazione dell’ombra con i magneti.
Ho riscontrato comunque dei problemi che andranno risolti poi grazie anche alla stesura del Business Model e del Market Plan.

L’aneddoto divertente di questi giorni era che venivo presentata ai bimbi come la Laura Pausini del gioco, a quanto pare cantante che ha molto successo in Spagna. Oltretutto, con mio stupore, capivano perfettamente la difficoltà della lingua e mi parlavano scandendo bene le parole (ricordo che a Barcellona non si parla lo spagnolo/castigliano, bensì il catalano che a me risulta ancora un po’ difficile da comprendere).

Non mi dilungo oltre per il momento. Vi lascio alla visione del primo video di test nella Escola Gerbert d’Orlhac di Sant Cugat, scuola frequentata dalla figlia di Davide Menini, il tutor di ARE che mi ha seguita per tutto il percorso.

All rights reserved Gabriella Orefice 2015

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